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Cenni storici
Registro Italiano Alfa Romeo (R.I.A.R.)
Il Registro Italiano
Alfa Romeo (R.I.A.R.) è una associazione “no
profit” fondata a Roma nel 1962
da uno degli antesignani del motorismo
storico Italiano, Francesco Santovetti,
che ne fu primo presidente, e dal Barone Giorgio Franchetti. Nel 1968
il R.I.A.R. fu trasferito a Milano,
ai vecchi uffici del Portello in Via
Gattamelata, presso l’Alfa Romeo
che ne intuì la validità degli
scopi e la notevole immagine per l’azienda
stessa.
Oggi ha sede ad Arese
(MI), presso il Museo Storico dell’Alfa
Romeo, con oltre 1500 Soci in tutto il
mondo, anche alcuni musei, possessori
di importanti vetture di cessata produzione
della Casa milanese.Da quelle più antiche
degli anni ‘10 -‘20 alle
più recenti Formula 1 degli anni ‘80,
i Soci del R.I.A.R. conservano le loro
magnifiche vetture in eccezionali condizioni
di originalità e restauro; vetture
che hanno fatto la storia e la leggenda
dell’Alfa, tutte pronte a suscitare
entusiasmi e ancora forti emozioni.
Il R.I.A.R. costituisce
un vero e proprio museo itinerante che,
ogni anno, in Italia e all’estero,
riunisce numerosi soci ed appassionati
nell’ambito di raduni e manifestazioni
che hanno sempre riscosso notevole successo
ed ampi consensi. Dalle eleganti e ricche
berline degli anni ‘20, alle fiammanti
sportive degli anni ‘30, quelle
che videro le gesta di Nuvolari, Varzi
e tanti altri indimenticati piloti,
fino alle imponenti ma pur sempre sinuose
e veloci vetture degli anni ‘40-’50
e quindi alle agili Giuliette, è possibile
ripercorrere non solo quasi 100 anni di vita
e di costume del nostro paese, di cui
esse hanno caratterizzato interi periodi,
ma anche quasi 100 anni di continue evoluzioni
tecnologiche e di stile di una delle
più affascinanti marche automobilistiche
del mondo.
Accarezzando con lo sguardo
le linee inconfondibili di queste vetture,
vestite tutte dai più famosi
carrozzieri di ogni tempo, ci si rende
conto perché esse, pur costruite
in così basso numero di esemplari,
si siano salvate dall’abbandono
e dalla distruzione ed abbiano oggi
raggiunto valori di mercato da pezzi
di alto antiquariato. Ognuna di queste
automobili ha la sua storia, i suoi
aneddoti, le sue curiosità da
raccontare. Un socio inglese mostra
con malcelato orgoglio una targhetta
d’oro sul cruscotto della sua
rombante 8C 2300 del 1932: “Tazio
Nuvolari was here”.
Un’altra, una rossa
e perfetta 6C 1750 GS ha ancora il libretto
di circolazione intestato al cav. Benito
Mussolini, Palazzo Venezia — Roma.
Una berlinetta nera, carrozzata da Garavini
nel 1928, era invece di Gabriele d’Annunzio.
La Giulietta grigia del 1960 di Enrico
Mattei, che se la guidava da solo, è stata
iscritta al R.I.A.R. dall’E.N.I.
L’elegante 6C 2300 del ‘38,
carrozzeria aerodinamica ed ultraleggera
della Touring, una sinuosa nuvola nera,
vinse ben due Mille Miglia con piloti
famosi. Altre, lasciate in condizioni
di originalità e conservazione
davvero stupefacenti riportano il pensiero
al coraggio e alla spericolatezza dei
loro piloti.
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